Consacrazione, unzione e ubbidienza (Pt. 2)

Anche se teoricamente il corno poteva appartenere a diversi animali, secondo la tradizione lo shofar doveva essere preso dal montone o dall’ariete. Questo perché, quando Isacco fu condotto da suo padre Abramo sul monte, per poter essere offerto in sacrificio, Dio provvide un montone, figura di Cristo, immolato per noi. Lo shofar veniva usato per diversi momenti, dalla festa al lutto, era una costante nei momenti più solenni del popolo di Dio. Nei versi che abbiamo letto in Neemia, in particolare, doveva essere utilizzato dal trombettiere consacrato e serviva a dare l’allarme al popolo. Il suono doveva essere così forte da essere udito anche da coloro che si trovavano sulle mura dal lato opposto. In questi versi è scritto anche che il trombettiere doveva restare vicino a Neemia, che doveva notare il pericolo e avvisarlo. Ma come poteva Neemia da solo accorgersi del pericolo? Non poteva trovarsi contemporaneamente su tutti i punti delle mura della città ma aveva i radar spirituali giusti! Il Signore ci chiede di avvicinarci agli uomini di Dio, quelli ripieni di discernimento. Il trombettiere, pur essendo consacrato, non poteva suonare ciò che gli piaceva ma doveva suonare quello che gli suggeriva l’uomo di Dio, posto lì dal Signore stesso e questo ci parla di UBBIDIENZA e autorità. Signore, fa che possiamo essere dei trombettieri in grado di suonare il Tuo shofar secondo quelle che sono le Tue indicazioni.
Marco Palma
🕮 La Bibbia in un Anno: Salmi 125-127 // 1 Corinzi 7:1-24




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